Piste per l’amicizia
Pietro Bolognesi 19/07/24
Luca 5,18 -20
1. Per una reciproca fiducia
Rispetto alle relazioni generiche, abbiamo visto che l’amicizia consente di andare più in profondità. Siamo amici quando si accetta di essere vulnerabili all’opinione dell’altro (prv. 18,24). Questo desto appena citato contrappone la pluralità degli amici alla singolarità di un amico che è più di un fratello, quasi a dire che gli amici non possono essere innumerevoli. Quando pensiamo all’amicizia, dunque, ci rendiamo conto che essa non è un tema così comune.
L’amicizia è un antidoto alla maschera: noi siamo vulnerabili. In questo senso l’amicizia consiste in un reciproco riconoscimento che implica, da un lato, la gratitudine (riconosco di avere qualcuno accanto a me) e, dall’altro, l’attestazione dell’identità (riconosco me stesso). Amicizia come un luogo in cui posso confidarmi senza temere il giudizio e questa fiducia è reciproca.
Questo impegno non è senza difficoltà. Solo chi ha un’identità può darsi all’altro, chi non la possiede rende evidentemente difficile l’amicizia. Siamo alla ricerca di amici, ma se non siamo integri nella nostra vita, se non abbiamo il desiderio di darci realmente all’altro, avremo effettivamente grandi difficoltà.
Proverbi 27,17 c’è questa interazione tra le persone: “il ferro forbisce il ferro come un uomo ne forbisce un altro”. Quando c’è una relazione amicale con qualcuno, c’è la possibilità di forbirsi l’un l’altro. Quando stiamo con veri uomini e vere donne, possiamo diventare veri uomini e vere donne.
2. Per una piena consapevolezza
Alcune questioni da considerare.
(1) L’amicizia implica la promessa di essere disponibile all’altro: se uno ha bisogno, l’amico è là. Spesso la Bibbia associa a questo momento il simbolo del bacio (Gb. 6,14). Quando l’altro sembra venir meno, l’amico deve pietà. C’è una comprensione che arriva a raggiungere l’altro. Prv. 17,17 “l’amico ama in ogni tempo, è nato per essere un fratello sventura”, quindi non quando le cose sono semplici e lineari, ma quando esse divengono difficili.
D1. Questa amicizia è sufficientemente in grado di farmi sentire seguito e curato?
(2) L’amicizia richiede attenzione per amicizie menzognere. Gr. 9,4-5 “Si guardi ciascuno dal suo amico, nessuno si fidi del suo fratello […]”. La Bibbia mette in guardia rispetto ad amicizie problematiche. Siccome il sistema è malato, l’amico che sembra vicino devo rendermi conto che potrebbe anche non esserlo. L’amicizia è sempre un sì ed un no. Essa non cresce per accumulo, ma cresce per selezione. Non possiamo moltiplicare all’infinito gli amici.
D2. Questa amicizia è sufficientemente affidabile, trasparente?
(3) L’amicizia rende attenti all’inganno del peccato: l’amico ci aiuta a vigilare nei confronti del peccato e guai agli amici che c’invitano ad avvicinarci a Dio senza necessità di pentirsi. Senza ravvedimento non c’è ritorno a Dio, per questo abbiamo bisogno di veri amici che con amore ci facciano vedere il nostro peccato e ci aiutino a vedere i nostri punti deboli. Noi ne abbiamo bisogno: non siamo con l’amico per trarre qualche beneficio in positivo. Come dobbiamo imparare a dire dei no, così dobbiamo imparare a ricercare che l’altro ci aiuti a vedere la verità nuda e cruda (con spirito di mansuetudine, Ga. 6,1).
D3. Questa amicizia è una testimonianza sufficiente dell’amore di Dio?
(4) L’amicizia proietta nel mondo della realtà: prv. 27,6 “chi ama ferisce ma rimane fedele; chi odia dà abbondanza di baci”. Che cosa vado a cercare dall’amico? I baci sono espressione di una relazione autentica, ma se cerco solo i baci… l’amico vero ci dice veramente quel che pensa di noi senza temere di offenderci, perché noi non desideriamo di essere semplicemente adulati. Dobbiamo amare chi è leale con noi.
D4. Questa amicizia mi aiuta a dirmi la verità su me stesso?
(5) L’amicizia implica ubbidienza: Ebrei 10,24. Noi non abbiamo solo bisogno di amici che ci aiutino a capire la nostra disubbidienza, ma abbiamo bisogno di amici che ci spronino in positivo: consacrazione e buone opere. Spesso nella vita cristiani abbiamo bisogno di un incoraggiamento ad ubbidire a Dio.
D5. Questa amicizia è un permanente stimolo all’ubbidienza?
(6) L’amicizia sollecita ad essere coraggiosi. L’incoraggiamento non consiste in lusinghe o stimoli superficiali, ma significa dare coraggio e forza ad altri in vista di un compito che incute timore.
D6. Questa amicizia contribuisce a rendermi più coraggioso per Cristo?
(7) L’amicizia presuppone uno stretto rapporto Cristo: in diverse occasioni abbiamo richiamato la necessità di comuni riferimenti e Gesù rimane il riferimento principe. Se vogliamo delle amicizie vere, fragranti, il riferimento imprescindibile rimane il Signore Gesù. Quando questa consapevolezza è autentica, riusciamo ad evitare il pericolo dell’abuso. Le relazioni tra amici, pur con buone intenzioni, portano il rischio di abusare degli altri a causa del ruolo che possiamo avere con loro. Devo attendere l’apertura dello Spirito Santo prima di agire. L’amico non è mai “Mio”, ma rimane suo e quindi di Cristo. Le mie azioni verso il mio amico devono essere sottomesse a Cristo.
D7. Quest’amicizia mi aiuta a non abusare dell’amicizia?
(8) L’amicizia sa valorizzare il tempo: nell’amicizia il tempo diventa il mezzo per favorire la comunicazione (1 P. 1,22). Una vera amicizia è capace di valorizzare il tempo speso insieme, anche se non si fanno cose “spirituali”.
D8. Questa amicizia è sufficientemente vera da dare valore al tempo oppure lascia il tempo che trova?
(9) L’amicizia mette in gioco qualcosa di molto concreto: 1 G. 3,18: “figlioli non amiamo in parole o lingua ma con fatti e verità”. Siamo chiamati a non stabilire amicizie con parole o lingua, ma con fatti e verità (aletheia). Significa che l’amicizia non è una realtà romantica, ma concreta: attestata da fatti.
D9. Questa amicizia riesce a farmi individuare cose veramente concrete?
(10) L’amicizia proietta nel mondo della gloria di Dio: quando parliamo dell’amicizia, abbiamo detto, parliamo della proiezione in avanti. Chi la sperimenta e la vede dice quel che dicevano gli abitanti vedendo Lazzaro e Cristo: “Guarda come l’amava”. Rm. 11,36.
D10. Questa amicizia contribuisce alla maggior gloria di Dio?
3. Per un autentico riferimento a Dio
Torniamo al testo letto. L’interesse di queste persone nei confronti del paralitico era tale da mettere in moto qualcosa di assurdo. Evidentemente è un impegno al limite quello di scoperchiare una casa. Un’azione che sembrava totalmente priva di senso ed esposta a molte critiche, ma cosa realizzò? Fece sì che quell’uomo fosse portato davanti a Cristo. Talvolta affrontare la vita da soli non è semplice, talvolta gli amici ci aiutano a non restare con menzogne di satana circa l’impossibilità della nostra guarigione o crescita. Come questo paralitico, anche noi abbiamo bisogno di gente che ci aiuti conducendoci a Dio.
Dunque, l’amico è qualcuno che spende energie e non che richiede energie. Tutti abbiamo vampiri nelle nostre amicizie che ci succhiano energie, l’amico non ne fa parte, egli è uno che dà. L’amicizia spirituale contribuisce alla nostra crescita, ci sentiamo pienamente accolti, amati e forse essa è anche in grado di guarirci facendoci trovare pace sotto lo sguardo del Signore Gesù. Per questo l’amicizia non è un’opzione, ma è un ordine di Dio (Gc. 2,23). Anche se qualche volta l’amicizia rischia di non aiutarci a comprendere bene la posta in gioco, essa rimane qualcosa che Dio ha comandato.
Mt. 16,22: Pietro si rende involontariamente protagonista della distorsione per cui l’amicizia distoglie dal regno di Dio. Appare un consiglio saggio e sincero, un’amicizia autentica e pronta, ma le parole di Pietro si mettono in mezzo tra Cristo e l’ubbidienza a Dio. L’ignoranza del disegno di Dio trasforma un amico in un nemico, almeno per un momento (Mt. 16,23). Capiamo che il fuoco cristiano non è l’amicizia in sé e per sé, il fuoco dell’amicizia è il riferimento a Dio. Di tutte le gioie della vita, Dio è la più grande. Noi siamo stati fatti per godere di Lui, per gioire in Lui e metterlo al centro della nostra vita, dei nostri cuori.
Ora, le amicizie che contano veramente sono quelle che ci portano davanti a Dio. Noi potremmo fraintendere tutto e servirci di Dio per goderci di più gli amici. Noi non dobbiamo mai dimenticare che siamo partiti da un’idea diversa: Dio non è uno strumento per definire la nostra amicizia, ma l’amicizia, se sana, ci porta a gioire di Dio e in Dio. Fuori di questa realtà ci sono solo parole. Noi godremo di più i nostri amici nella misura in cui lo scopo dell’amicizia è Dio e la sua gloria.